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14/06/2007 "Autoctono, biodiversità, programmazione e qualità territoriale: il modello Terradeiforti " Resoconto convegno del 1° Giugno 2007 L’enologo Flavio Salvetti ha sintetizzato la Terradeiforti, territorio vitivinicoloracchiusogeograficamente tra i comuni veronesi di Dolcè, Rivoli Veronese, Brentino Belluno e quello trentino di Avio, con questa definizione: “Un armonioso insieme di diversità”. Una definizione azzeccata che il Consorzio Tutela Vini Terradeiforti ha racchiuso in un modello che ruota attorno ai vitigni autoctoni come elemento di crescita per uno sviluppo economico incentrato sul filone agricolo, naturalistico, artigianale e turistico. Questo lo spunto del convegno “Autoctono, Biodiversità, Programmazione e Qualità territoriale: il modello Terradeiforti”, organizzato dal Consorzio Tutela Vini, svoltosi alla cantina Armani di Dolcè e che ha aperto la manifestazione enogastronomica “Storia e Sapori tra borghi e castelli” in programma nel borgo di Dolcè fino a domenica.L’incontro, moderato da Gianfranco Caoduro presidente della World Biodiversity Association, ha evidenziato un territorio, la Terradeiforti, come una vallata dalle infinite potenzialità incuneata tra Lessinia e Baldo. “Noi siamo inseriti tra due grandi massicci, il Baldo e la Lessinia – ha spiegato Caoduro - quello della Lessinia presenta specie animali che sono presenti solo qui. La biodiversità umana si è espressa sul territorio attraverso l’utilizzo stesso del territorio. La presenza umana ci ha lasciato segni fondamentali che dobbiamo tutelare. A questo massiccio contrapponiamo quello del Baldo, che presenta segni umani minori: sul Baldo abbiamo specie endemiche nonchè flora e fauna straordinari. Il Monte Baldo è circa un millesimo della nostra Italia, eppure qui troviamo il 40 per cento delle farfalle presenti in Italia nonchè il 60 per cento delle orchidee. L’Italia è il Paese più biodiverso a livello europeo”. Biodiversità che, in Terradeiforti, si lega ad una viticoltura che costituisce la risorsa primaria di questo territorio in cui non mancano processi in corso per una sua sempre maggiore valorizzazione. L’assessore provinciale alla Politiche Agricole Dionisio Brunelli, nel portare il saluto della Provincia di Verona, ha evidenziato “il legame col consorzio tutela vini attraverso il lavoro di zonazione svolto in collaborazione con il nostro istituto provinciale di San Floriano nell’ambito di una sempre maggiore qualità vitivinicola”. |
Il sindaco di Dolcè, Luca Manzelli, ha posto l’accento sul legame vitigno autoctono-territorio. “Ciò che sta avvenendo a Dolcè – ha affermato il primo cittadino – è un passaggio verso un modello turistico, agricolo, naturalistico e sportivo di sviluppo che si sta affermando. In quest’ottica il riconoscimento della Doc Terradeiforti-Valdadige è un tassello imprescindibile a patto cheil vino venga venduto in simbiosi col proprio territorio che evidentemente ne costituisce un valore aggiunto”.Qualità vitivinicola che, in Terradeiforti, emerge attraverso la coltivazione di 1.300 ettari di vigna da parte di 1000 viticoltori e 20 cantine, di cui due sociali. Se nel 1950 la produzione si fondava per oltre il 50 per cento su vitigni a bacca nera, di cui il 61 per cento era coltivato ad Enantio, oggi la situazione si è capovolta. Spicca il Pinot Grigio che copre il 51 della produzione, seguito dallo Chardonnay col 17 per cento, il Valdadige Rosso col 19, il Valdadige Bianco col 17, la Schiava col 3 per cento.Il presidente Paolo Castelletti ha evidenziato la necessità di “fare sistema”: “Da parte nostra dobbiamo sviluppare, in simbiosi con tutti i soggetti che vi operano, una programmazione territoriale che continuerà a fondarsi sulla coltivazione nella vigna: quasi tutte le famiglie, 10mila abitanti in 4 comuni, lavorano nei vigneti. Non ci sono insediamenti industriali: l’arretratezza sofferta dalla popolazione, oggi potrebbe pagare sotto il profilo della biodiversità. Autoctono e biodiversità: sotto questo profilo abbiamo recuperato dall’estinzione due vitigni a bacca rossa che rischiavano l’estinzione: l’Enantio ed il Casetta. Li abbiamo tutelati attraverso una nuova Doc, Valdadige-Terradeiforti, in un territorio diviso sotto tutti I profili. E’ in corso un importante lavoro di selezione clonale con l’istituto di San Michele all’Adige la Provincia di Trento e di Verona attraverso l’azienda di sperimentazione di San Floriano”. Non solo. “Nel 2001 costituimmo una cabina di regina, composta dai quattro sindaci, due presidenti di Comunità Montana ed operatori da cui nacque il progetto Terradeiforti: da frontiera a cerniera. In questo sistema la vigna ed il vino sono elemento preponderante. Sarebbe interessante, dopo alcuni anni, riprendere quel progetto, attualizzandolo”. A Dolcè era presente l’onorevole Guido Tampieri, sottosegretario del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, a cui il presidente Castelletti si è rivolto come rappresentante delle istituzioni in campo agricolo. “Mi rivolgo alle istituzioni – ha proseguito Castelletti - manca un vero progetto nazionale di ampio respiro teso a valorizzare l’autoctono. E’ necessario fare ordine nella viticoltura italiana per catalogare e risolvere il problema delle false sinonimie e omonimie”. Non solo. “Ci sono difficoltà a livello amministrativo tra Regione Veneto e Provincia Autonoma di Trento non perchè non vogliano dialogare ma per i diversi modi di lavorare. Qui è particolarmente sentito anche il problema del federalismo fiscale, vissuto dai comuni veneti con grande sofferenza”. Ilaria Goio, docente del Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi di Trento, ha inserito il modello Terradeiforti nella globalizzazione dei mercati. “La globalizzazione – ha spiegato la dottoressa Goio - è un processo multiforme che avviene con caratteri e velocità diverse: favorisce le frontiere, il commercio e la competitività. Favorisce la standardizzazione, diminuendo le produzioni di nicchia e di qualità. Per contro queste possono rispondere attraverso prodotti identitari, prodotti che si legano ad un aspetto del proprio territorio, diversificandosi dagli altri e staccandosi così da una standardizzazione sempre più diffusa”. Secondo la dottoressa Micaela Vettori delle Relazioni Territoriali dell’Istituto Trentino di Cultura – Fondazione Bruno Kessler il passaggio in avanti è questione di stili di vita. “In un mercato di concorrenza mondiale, dove il trend del gusto e le piattaforme dei prezzi sono definiti da meccanismi che sfuggono al nostro controllo – territoriale e nazionale – dobbiamo acquisire strumenti più sofisticati di quanti bastavano fino al pur recente passato. Si possono riassumere nel termine Cultura, nel senso espresso dal Consiglio Europeo che a Lisbona, nel 2003, definì l’obiettivo per l’Europa di diventare modello di una società basata sulla conoscenza. In quel termine “cultura” trovano posto gli strumenti per la concorrenza guidati dal marketing di prodotto e di processo ma anche strumenti per la competitività guidati dal marketing territoriale. Conoscere le proprie radici, la storia dei fatti e le storie degli uomini e le vocazioni ed i caratteri pedoclimatici, che presiedono l’economia, è la nuova piattaforma su cui costruire le strategie del futuro. Assumere la consapevolezza dei punti di forza e debolezza, nel confronto lucido col resto del mondo, consente una programmazione strategica che valorizza prima di tutto se stessi. Riconoscere l’originalità, tra le espressioni autentiche del territorio, e riuscire a dar loro “segni” riconoscibili è il metodo vincente. Dare segno di stile all’anima più profonda ed autentica della propria terra nella valorizzazione dei suoi frutti è il nuovo atto d’amore che oggi ci è richiesto. Nella fattispecie i viticoltori della Terradeiforti si devono convincere che Enantio e Casetta possono costituire elementi d’identità territoriale senza la presunzione di pensare che sia la panacea economica di questo territorio. Le statistiche dicono che chi va a Trento si ferma al Mart di Rovereto, impiegando un paio d’ore del proprio tempo. Quindi proseguono per Trento dove li attende altri richiami. Il Mart non costituisce l’elemento portante dell’economia trentina anche se vi si fermano 100mila persone all’anno che lo visitano, costituendo comunque un importante valore aggiunto cittadina e, quindi, nella stessa economia trentina”.
Filiberto Semenzin, assessore al Parco della Comunità Montana della Lessinia, ha affermato: “La promozione di un territorio non può che passare attraverso il richiamo dei prodotti che lo caratterizzano. Fondamentale è il loro abbinamento. Abbiamo promosso il marchio del Parco, abbinato ai prodotti tipici che nascono in quel territorio attraverso un percorso condiviso con le realtà economiche locali. Un percorso che deve legarsi alla programmazione territoriale. E’ fondamentale codificare in norme urbanistiche, come previste dalla legge regionale, precise linee per uno sviluppo sostenibile e durevole”.
L’onorevole Guido Tampieri, sottosegretario del Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, nel concludere i lavori, ha evidenziato la necessità di preservare l’autoctono e la biodiversità italiana, intesa come la “cultura della differenza”, partendo da presupposti culturali: “Credo che l’epoca dei processi limitativi sia finita, l’agricoltura italiana seguirà linee diversificate a seconda del territorio, dei prodotti, del tipo di economia. Non si sta in un solo modo sui mercati. L’Italia ha una fragilità strutturale in quanto siamo uno Stato piccolo e quindi tutto è più piccolo rispetto ai processi di straordinaria accelerazione e dipendenza per fare fluire le merci verso i mercati. Tuttavia è più facile diversificare in Italia a cui il Ministero guarda con una politica di risposte alle domande dei consumatori. Quando parlo di biodiversità, la prima da preservare è quella culturale, la comprensione che la biodiversità siamo noi ed il suo venire meno fa venire meno una o più condizioni che ci appartengono. Credo che dobbiamo puntare sulla cultura della differenza. Aggiungo che dal punto di vista economico sono in atto processi di omologazione. La globalizzazione crea un grande fiume: se noi stiamo al centro del fiume con la nostra fragilità, ci facciamo travolgere. Nostro obiettivo nelle anse del fiume. Mi riferisco ad un’agricoltura polifonica, non esistono le nicchie in un mondo da 6,5 miliardi di persone. La questione è organizzarci per andare in quei luoghi, tanti mercati sono lontani. Se non abbiamo aerei così grossi, se cioè non riusciamo a riempire un container con 20mila bottiglie per azienda perchè il 70 per cento delle cantine italiane ne produce meno, dobbiamo portare sulle portaerei il maggiore numero di aerei più piccoli – nella fattispecie il maggior numero di cantine possibile - al di là dell’oceano. Come? Facendo sistema, altra, grande pecca del nostro Paese: è più facile accordarsi a livello transnazionale che porre le basi per intese regionali. La diversità diventa ricchezza se siamo in grado di fare una sintesi in un sistema. Inutile fare uffici di rappresentanza di Lombardia od Emilia Romagna a Shanghai: si tratta di uno spreco di risorse perchè Shanghai non conosce l’Emilia, dobbiamo puntare sul marchio Italia”.
Al termine del convegno la giornalista Elisabetta Tosi ha coordinato, nella cantina Armani, una degustazione “vietata” di vini scomparsi provenienti dalla collezione di vecchi vitigni in via di estinzione dell’Istituto Agrario di S. Michele all’Adige e dalla Conservatoria di Albino Armani. “La conservatoria, piccolo vigneto sperimentale impiantato nel 2003 – ha spiegato Albino Armani – è il luogo della memoria viticola della nostra terra. Vi sono allevate con cura 12 varietà autoctone di vite in via d’estinzione che, fino a qualche decennio fa, costituivano per buona parte il patrimonio viticolo della Vallagarina. Dei vitigni presenti, sia a bacca bianca che rossa, citiamo la peverella, la vernazza, la turca, la negrara, la corbina e la corbinella, oltre al casetta. Abbiamo microvinificato i pochi grappoli di ogni filare con cura certosina ed oggi proponiamo all’assaggio questi archeovini rarissimi. Scopriamo quali erano i sapori ed i profumi che sentivano i nostri avi; sarà come aprire un vecchio scrigno e se conterrà un tesoro o solo piccole cose, poco importa. La curiosità e lo stupore per i sapori del nostro passato sono la vera ragione di questo lavoro”.
Per informazioni: Massimo Ugolini 3493994131 |
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